Yesterday you said Tomorrow

…but Today is another story.
Tomorrow è uno spazio infinito in cui sono racchiusi tutti i sogni e le speranze dei pigri. Ops, sto ammettendo di essere pigra, beh è già qualcosa.
Quanto è grande il domani?
Sarà più o meno capace del mio hard disk portatile?
annieStando alla cara Annie, che si aggirava in calzette e stracci per l’orfanotrofio, il domani è un’immensa fonte di risorse. Quel famoso cassetto che tutti abbiamo dove ci si ficca l’inimmaginabile tanto per levarselo dalla vista, per non averci a che fare nell’immediato presente. Annie ne dacantava i fantastici poteri, considerando Tomorrow come la soluzione a tutti i problemi e a tutti le incertezze, quel magico sollievo nel quale ogni tassello andrà, a quanto pare spontaneamente, a infilarsi nell’incastro giusto e tutto avrà allora un senso.
Anche quando ero in Siria, la gente, semplice e meravigliosa, mi diceva sorridendo “boukra, boukra!”, ovvero “domani, domani!”. Che abbiano anche loro visto Annie?
Fatto sta che Annie mi ha fregata. E io ci sono rimasta male.
Innanzitutto i capelli: quel ginger frizzante, carotato, ha scavato nelle basi del mio gusto personale fino a che è diventato il mio colore di capelli! Dal tipico color sei-mediterranea-quindi-i-capelli-li-hai-scuri-come-tutti sono risorta ginger fiamma e guai a cambiare sfumatura. E poi ho preso di petto questo comandamento del Tomorrow.
La suddetta natura mediterranea non aiuta.
Perchè forse, e dico forse, Annie intendeva parlare solo di sogni.
E io invece ho tramutato il suo estremo positivismo nell’arte del Rimandare. La famosa e altrettanto affermata corrente del Rimandismo.
Il Rimandismo ha profonde radici mediterranee. Il clima caldo e luminoso aiuta i suoi esponenti a mantenere quella stoica (massì, rendiamo la cosa paradossale!) nullafacenza perchè tanto c’è Tomorrow per fare tutto! Boukra, Mañana, whatever.
Nella mia nuova vita del Nord Europa, tutto ciò prende una piega ben diversa.
La vita frenetica londinese ti trascina a dimenticare il domani. Boukra è polverizzato e tristemente lontano, Mañana e Domani sono solo i vaneggiamenti dei lavoratori emigrati che brontolano perchè dopo la pausa pranzo non hanno fatto la dolce e gustosa siesta/pennichella da rito.
Per rendere l’idea, questa è il quadro di un pigro a Londra: nell’attesa del prossimo treno che lo porterà nella City, sogna e guarda il cielo senza vederlo sulle soglie dalla ben nota linea gialla da non oltrepassare; il treno arriva, il pigro gli si accosta, ma sta sempre consultando il nulla nelle nuvole della sua testa. Il vento si alza (perchè particolarmente a NW il vento raffredda quei due coraggiosi raggi di sole che ogni tanto escono), il cappotto/impermeabile impenna pure lui, il pigro non ci fa caso, così come non nota le porte del treno che si chiudono nonostante l’irritante beep-beep-beep, e s’incastra proprio lì, tra le due porte chiuse. “MIND THE CLOSING DOORS” non è servito a nulla, il pigro se ne accorge quando non ha neanche più la forza di strapparsi il cappotto/impermeabile (comprato in saldo da Topshop) e il treno se lo trascina via, volente o nolente. Questa è la triste storia dell’esponente del Rimandismo emigrato nel Nord Europa. Tomorrow non esiste, c’è solo Today, ed è molto incazzato.
Io, testarda nelle cose sbagliate, persisto e credo nella convizione di Annie e ripongo in Tomorrow parecchie speranze e buoni propositi, come che questi ultimi possano camminare con le proprie gambe, senza di me.
Il mio Tomorrow preferito è l’iconico “DAY OFF“, il miglior amico e nemico di tutti.
DAY OFF ha in mano la situazione, he can handle everything, è un believer, è uno che ha votato Obama, lui dice: WE CAN DO IT.
Ti dirà questa coinvolgente filastrocca fino al pomeriggio del giorno prima, per spremere le tue ultime prima della fine del tuo turno di lavoro e portare la tua testa nel confortevole appoggio di Tomorrow. Verso sera, un po’ prima di cena, tu ti ritroverai a mandare messaggi a DAY OFF del genere “Allora? Che si fa domani??” e lui ti ignorerà: troverai i due segni verdi di spunta sul tuo messaggio di WhatsApp e tu lo sai che DAY OFF ti ha letto, ma non risponderà. Bloody Bastard.
Il mattino dopo rimarrai a dormire perchè sei più stanco di un costruttore di piramidi, Tomorrow è diventato Today e DAY OFF è già svanito.
Quando io mi organizzo con DAY OFF in genere faccio le cose in grande:
a. mi alzo presto
b. pulisco casa
c. scrivo, scrivo, scrivo e l’ispirazione è alle stelle che manco George R. R. Martin quando ammazza un membro della famiglia Stark
d. mi prendo cura di me stessa
e. vedo amici
f. vado al parco
g. leggo
h. disegno
i. canto
l. ceno fuori
m. guardo un film …e potrei andare avanti fino alla zeta.
Le 24h di Tomorrow non esistono. Quelle di Today sono invece un crudele gioco del destino.
Ieri stavo progettando con DAY OFF, e i propositi iniziavano a galoppare veloci quando una nuova sfumatura di me, quella londinese, si è intromessa per ridimensionare tutto e farmi volare basso.
Però ero in pausa con Marianna. Abbiamo dimenticato Tomorrow e abbiamo iniziato a parlare di parole, quelle che ti passano per la testa e chiamano le altre per farsi compagnia fino a che creano una canzone o una storia nella tua testa. Tutta questione di pochi attimi, e potresti perderle tutte. E allora non esiste più Tomorrow, ma c’è solo NOW, right now.
Ed eccomi qui dunque. Mi sono scrollata di dosso il cappotto/impermeabile del Rimandismo e imprigiono DAY OFF a stare con me, almeno per un po’.
Annie sta ancora cantando e non si è accorta che quel vestitino rosso, coi capelli ginger non è il massimo, ma questa è un’altra storia.

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