The Endless Tale: 1) The Walker

Oh the passenger

He rides and he rides

He sees things from under glass

He Looks through his window side

He sees the things that he knows are his

magritte-el-maestro-de-escuela

Non sono sicura abbia una casa, o degli affetti.

Non so nemmeno se parli o possegga una voce sua. Un viso, un nome proprio.

Il problema è che penso non abbia una meta.

Si dice “Non importa la meta ma il viaggio per arrivarci” con la bocca arricciata, l’aria trasognante e quella postura che dovrebbe suggerire un’aria intellettuale e una certa compita soddisfazione per aver detto qualcosa di profondo. The Walker è la personificazione di questo concetto, ed è una delle creature principali della mia Endless Tale, il filtro con cui vedo e vivo Londra.

The Walker è colui che ti ritroverai affianco in ogni tuo percorso per le vie delle città. Che tu gli presti attenzione o no, The Walker sarà sempre nelle vicinanze, per farti sentire il suono dei propri passi. Non parla, non guarda, forse non respira nemmeno. Magari è un errore di Matrix. Veste in maniera anonima e ordinaria, per questo non lo noterai subito. Quasi un ombra o un pezzo dell’arredamento di quel treno che prendi ogni mattina per andare a lavoro. Non cercarlo tra la folla, ti troverà lui quando ti incammini per una delle tue mete.

Non cercare di parlargli, non cercare il suo sguardo, non è stato programmato per questo. Il suo silenzio è una presenza materiale che pone distanza vera tra te e lui. Tuttavia lo senti quando cambia linea, nei lunghi corridoi che portano da una linea all’altra della metropolitana. I passi, i suoi passi regolari saranno l’unico suono che ti darà la certezza che è vivo, mosso dalle forze di una sua personale unica natura. Non getterà mai uno spicciolo nel cappello sformato del suonatore di fisarmonica che sosta nell’affollato passaggio sotterraneo, perché fermerebbe il ritmo dei suoi passi, sempre regolari e cristallini nel contatto con il pavimento infinitamente calpestato. Potresti pensare che ha fretta, ma non corre né lo farà mai.

Baker Street, Oxford Circus, Green Park, Westminster, Angel, Euston sono tra le sue stazioni preferite, ma non è detto che non sia possibile trovarlo anche nelle vicinanze di un parco, se c’è un percorso che prevede la possibilità di accogliere la cadenza ritmica dei suoi passi. La sua Travel Card è sempre carica, quindi non ti intralcerà mai davanti al tornello in cui passi la Oyster, lo sai perché, perderebbe il ritmo. Forse ogni tanto prende al volo l’Evening Standard all’entrata della stazione, se chi li distribuisce trova la traiettoria adatta a far sì che che il giornale possa essere preso senza rallentare la maratona senza meta né fine, ma non lo leggerà mai, se te lo stavi domandando.

Puoi trovare banchi interi di Walkers, come pesci si muovono all’unisono, ma nessuno di loro è connesso all’altro, è solo una casualità del loro naturale habitat. A volte sono rimasta ammaliata dal Walker e dalla sua completa assenza di coinvolgimento nel mondo degli altri umani, altre volte mi ha spaventata.

Però mi sono sempre chiesta: se inciampo, faccio la fine di Mufasa, travolto e morto dalla mandria di bufali troppo concentrati a scappare per accorgersi di lui?

Leggi anche Londra: the Endless Tale

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